Robot sempre più umani, sviluppano pregiudizi. La ricerca

Si parla spesso di quanto questo mondo sia pieno di pregiudizi verso le più svariate categorie. Le persone spesso giudicano altre senza neppure conoscerle; si dà per scontato che qualcuno abbia un determinato carattere o certi comportamenti soltanto perché appartiene ad una categoria. Un comportamento tipicamente umano, insomma? Non proprio: a quanto pare, anche i robot sono in grado di sviluppare pregiudizi.

Quello di cui parliamo è l’esito di uno studio effettuato dal MIT e dall’Università di Cardiff. I ricercatori hanno analizzato i comportamenti dei robot in un simulatore per il lavoro di gruppo; quello che è emerso è che i robot sviluppano pregiudizi nei confronti delle macchine non appartenevano al loro team.

I robot si comportano come gli uomini? 

L’essere umano, ormai è chiaro, tende a solidarizzare soltanto con quelle persone che fanno parte del proprio gruppo. Spesso non ci si sente in empatia con il diverso e addirittura si arriva ad odiarlo.

Dal qui nasce il pregiudizio. Si tratta di un meccanismo insito nell’evoluzione; ecco perché lo possiamo osservare dappertutto. Basti pensare alle comitive di adolescenti, alle tribù ai tifosi sportivi.

I ricercatori si sono muniti di un simulatore. Al suo interno hanno introdotto un sistema di donazione sia verso i membri del proprio gruppo sia verso i membri di altri gruppi.

Alla fine è emerso che i membri di ogni team avevano sviluppato pregiudizio verso i membri degli altri; ognuno aveva copiato e replicato il comportamento appreso dal primo membro che aveva manifestato il giudizio negativo. Dunque, la nuova frontiera di robot umani sembra non essere tropo lontana, anche se al momento si sono osservati solo i primi comportamenti umani.

Dunque è stato sufficiente un solo simulatore a dare vita al pregiudizio perché tutti gli altri lo seguissero e copiassero. In parole povere, è proprio quello che accade agli esseri umani, nonostante ciascuno di noi crede di pensare con la propria testa.

“Il pregiudizio è una potente forza della natura e attraverso l’evoluzione, può facilmente essere incentivato in popolazioni virtuali, a scapito di una più ampia connettività con gli altri. Proteggersi da gruppi pregiudizievoli può inoltre condurre inconsapevolmente alla formazione di nuovi gruppi altrettanto pregiudizievoli; col risultato di avere una popolazione socialmente frammentaria. Tale pregiudizio è diffuso e una volta radicatosi è difficile da far regredire”. Sono queste le dichiarazioni del professor Roger Whitaker dell’Università di Cardiff; il pregiudizio è dentro ognuno di noi ed è una funzione meccanica, inevitabile persino tra i robot.

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Un articolo di Umberto Saffioti pubblicato il 10/09/2018 e modificato l'ultima volta il 10/09/2018

Umberto Saffioti

È il fondatore di Mondomediamagazine.com. Laureato in Ingegneria Informatica e delle Telecomunicazioni, ha una grande passione per la tecnologia e ama rimanere sempre aggiornato sulle nuove frontiere dell’informatica. Oltre alle competenze acquisite nel suo campo, ha maturato una lunga esperienza nel mondo della grafica pubblicitaria e del digital marketing.

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