Il rapinatore di Kim Kardashian non si sente in colpa, anzi accusa lei

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Uno dei rapinatori di Kim Kardashian, coinvolti nella rapina del 2016 avvenuta nella sua stanza d’albergo di Parigi ha affermato di non sentirsi in colpa per il furto con scasso che ha traumatizzato la star del reality. Assurdo vero? Scopriamo cosa sta succedendo e perché il rapinatore di Kim Kardashian ha reso queste dichiarazioni.

Tutto è accaduto nel 2016. Alcuni rapinatori mascherati avevano fatto irruzione nella stanza di Kim Kardashian all’Hôtel de Pourtalès durante la settimana della moda di Parigi. Hanno legato l’attrice e le hanno tappato bocca e occhi con il nastro adesivo. Il tutto, mentre rubavano quasi 11 milioni di dollari in gioielli sotto la minaccia delle armi.

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La star del reality aveva parlato dell’esperienza in un’intervista del 2020 con David Letterman, descrivendo l’incidente come “sette o otto minuti di tortura”. L’attrice ha rivelato infatti di aver temuto il peggio. Kim Kardashian ha rivelato di essere diventata “paranoica” dopo la rapina e di aver affrontato traumi e ansia. “Non volevo nemmeno più andare in un ristorante perché ho pensato: “Qualcuno saprà che sono in questo ristorante. Faranno una foto. La manderanno. Sapranno che la mia casa è aperta. Sapranno che i miei figli sono lì'”, ha spiegato l’attrice.

Il rapinatore di Kim Kardashian incolpa lei

La parte che più sconvolge dell’intera vicenda, però, non è il furto né la rapina né le modalità con cui tutto è stato orchestrato ed eseguito. Sono invece le dichiarazioni rilasciate da uno dei rapinatori di Kim Kardashian nel corso di un’intervista a Vice News sabato scorso. In quel contesto, Yunis Abbas, uno dei 12 uomini arrestati e accusati in relazione alla rapina del 2016, ha affermato di non sentirsi in colpa per la rapina. E questo, nonostante l’uomo abbia riconosciuto di non avere dubbi sul fatto che Kim Kardashian fosse rimasta traumatizzata dall’incidente.

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“Dovrebbero essere un po’ meno appariscenti verso le persone che non possono permetterselo”, ha detto. “Per alcune persone, è provocatorio.” Abbas ha detto che prima della rapina non sapeva molto della Kardashian ma conosceva il suo allora marito Kanye West. Ha detto però di aver esaminato la star per determinare quanto fosse ricca e quali oggetti di valore potesse avere.

“Ho visto uno dei suoi spettacoli in cui ha lanciato il suo diamante in piscina, in quell’episodio di Keeping Up With the Kardashians”, ha detto. “Ho pensato, Ha un sacco di soldi. A questa signora non importa per niente.” Il rapinatore ha anche aggiunto: “Dato che stava buttando via i soldi, ero lì per raccoglierli e basta. Colpevole? No, non mi interessa”. Sono state queste le sue parole quando gli è stato chiesto se si sentisse in colpa per l’accaduto. Chissà, forse il rapinatore di Kim kardashian si sarebbe aspettato anche le scuse della vittima?

L’ideazione della rapina a Parigi

Il rapinatore accusato ha anche detto di aver pianificato la rapina indagando sui social media. “Sono andato su Internet e ho visto i suoi gioielli. Ho visto il suo anello. Ho visto che lo mostrava ovunque”, ha detto nella video intervista a Vice News. “Conoscevamo queste informazioni attraverso i social media. Sapevamo che sarebbe venuta per la settimana della moda, quindi siamo andati lì per fare un po’ di ricognizione, quindi eravamo sicuri”.

L’uomo quindi ha descritto la pianificazione della rapina, confessando di essere entrato in hotel insieme ai complici attraverso una porta aperta sul lato dell’edificio. Lì avrebbero “preso il controllo del portiere”. Come? “Lo abbiamo sopraffatto, lo abbiamo legato”, ha detto Abbas. “Poi abbiamo cercato le chiavi della camera da letto in cui era rimasta”.

“Sono rimasto al piano di sotto”, ha aggiunto il rapinatore. “Ma due dei miei colleghi sono saliti al piano di sopra con il portiere per andare nella stanza della signora Kardashian, poi hanno raccolto i gioielli e sono scesi al piano di sotto”. Abbas ha rivelato che i rapinatori sono riusciti a fuggire dopo che l’assistente di Kardashian di quel periodo aveva chiamato il numero di emergenza per gli Stati Uniti anziché quello francese; ritardando, in questo modo, la risposta delle forze dell’ordine sulla scena.

In realtà gli hotel sembrano un facile bersaglio da parte dei malviventi. Ricordiamo la rapina all’Hotel Hilton di Milano realizzata qualche anno fa su due milioni di euro di una vacanziera francesce. In quel caso, però, le banconote rubate erano false.

Le scuse di uno dei rapinatori

Dopo l’episodio traumatico, Kim Kardashian ha affermato di aver cambiato le sue abitudini sui social media. In particolare, avrebbe evitato di pubblicare foto in tempo reale per proteggere la sua privacy e avrebbe tenuto tutti gli oggetti costosi fuori casa. “Potrei scattare una foto, salvarla, pubblicarla quando lascio il posto o quando mi trovo in un luogo diverso, perché non credo che abbia funzionato così bene per me quando ho postato ogni minimo dettaglio”. Sono state queste le parole di Kim Kardashian in un’intervista rilasciata nel 2017. “Ho imparato dall’esperienza.”

Almeno uno dei 12 sospettati ha ammesso di essersi pentito della rapina. Il presunto organizzatore della rapina, Aomar Ait Khedache, ha scritto a Kardashian una lettera di scuse dalla sua cella di prigione. L’uomo si è detto rammaricato per le sue azioni e ha affermato di essersi reso conto del danno psicologico causato all’attrice.

Un articolo di Alice Borghesini pubblicato il 23/08/2022 e modificato l'ultima volta il 23/08/2022

Alice Borghesini

Neolaureata in Giurisprudenza, da sempre coltiva una grande passione per il Gossip. È costantemente aggiornata sulle vicende dei personaggi televisivi e dei VIP dell’intero mondo Web. Ha un forte seguito su Instagram, dove gestisce una pagina di moda e makeup per ragazze.

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