Pesce ragno avvistato sulle spiagge: cosa provoca e come intervenire

Dopo il vermocane, la caravella portoghese e la vespa orientalis, il panorama degli animaletti velenosi che lambiscono le nostre spiagge si arricchisce con lui, il temutissimo pesce ragno. Sono numerosi i siti web che ne parlano, ma cos’è esattamente? E cosa provoca la sua puntura? Scopriamolo insieme.

Diciamo subito che il pesce ragno, detto anche tracina e appartenente alla famiglia delle Trachinidae, non è stato assolutamente avvistato nelle spiagge italiane, come sembrerebbe leggendo alcune notizie dell’ultima ora, bensì nel Regno Unito. Possiamo quindi stare tranquilli: i nostri bagni, almeno per ora, sono al sicuro.

Saremo un po’ meno tranquilli, però, se pensiamo che il pesce ragno è velonoso, anzi, velenosissimo. In realtà questo esemplare, presente in tutto il Mediterraneo, nuota nei primi 30 metri di profondità ed ha il suo habitat naturale nei fondali sabbiosi e fangosi. Presenta spine dorsali collegate ad un tessuto spugnoso che produce una sostanza velenosa, quella, per intenderci, che viene inettata in caso di puntura.

Cosa provoca la puntura del pesce ragno?

Vediamo cosa accade se si ha la sfortuna di imbattersi in questo animale marino. La puntura del pesce ragno solitamente colpisce in modo accidentale, ad esempio perché viene calpestato. Nonostante la tracina sia di dimensioni ridotte, ha l’abitudine di nascondersi sotto la sabbia. Le velenose spine dorsali del pesce ragno sporgono dal fondo ed è questo il motivo principale che può portare a calpestarlo. Il contatto con la tracina infatti permette al pesce di iniettare una sostanza tossica, composta da molecole proteiche che provocano un dolore anche molto intenso.

L’intensità della manifestazione dolorosa varia in base a numerosi fattori, come il tipo di contatto, la dimensione del pesce ragno e la sensibilità della persona al tipo di veleno. Oltre al dolore, che dura solitamente 24 ore, in conseguenza della puntura possono presentarsi nausea, vomito e tremori. Il tutto può risultare aggravato in presenza di uno stato di disidratazione. Difficilmente, però, la puntura del pesce ragno provoca gravi danni, salvo il caso di reazione allergica o concomitanza con altre problematiche.

Cosa fare in caso di puntura

Come sempre, prevenire è meglio che curare. Quindi, nel caso in cui ci si trovi in zone a rischio pesce ragno, sarebbe il caso di impiegare scarpe da spiaggia per evitare di imbattersi nel veleno di questo strano pesce.

Dopo essersi imbattuti nella puntura del pesce ragno, la prima cosa da fare è tentare di spremere la parte delicatamente per tentare di fare uscire il liquido velenoso. Diventa importante in questa fase anche verificare l’assenza di aculei sottocutanei.

L’idratazione va sempre mantenuta alta: è consigliato bere almeno due litri di acqua nell’arco delle 24 ore. Bisogna poi immergere la zona colpita in acqua calda. Questo perché la tossina del pesce ragno è termolabile e non sopporta le alte temperature.

Come sempre, comunque, è importantissimo evitare i rimedi improvvisati e i fai da te che potrebbero peggiorare lo stato delle lesioni. Potrebbe essere necessario un intervento farmacologico come l’assunzione di analgesici o antinfiammatori. Può servire inoltre una pomata al cortisone e in ogni caso andrebbe verificata la possibilità di sottoporsi a profilassi antitetanica.

Nel caso di puntura di pesce ragno, insomma, è assolutamente indispensabile rivolgersi al proprio medico di fiducia.

Un articolo di Amelia Salerno pubblicato il 03/08/2022 e modificato l'ultima volta il 03/08/2022

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