Parco archeologico Selinunte: torna alla luce l’agorà più grande al mondo

L’agorà più grande del mondo torna alla luce ed è tutta italiana o, per meglio dire, siciliana. Nel parco archeologico di Selinunte gli scavi hanno svelato la presenza di un’agorà grande quasi 33mila metri quadrati. Vediamo subito quali sorprese ci ha riservato la sensazionale scoperta.

Gli scavi sono guidati da Clemente Marconi e avevano già permesso di ritrovare gioielli, amuleti, monete e una parte di uno stampo già in parte ritrovato. La missione interessa soprattutto l’area tra il Tempio A e il Tempio O e prevede una fitta collaborazione tra l’Institute of Fine Arts della New York University e l’Università degli Studi di Milano unitamente all’Istituto Archeologico Germanico di Roma. Pochi giorni fa, il 23 luglio, gli scavi hanno portato a quelli che sono stati definiti “risultati della massima importanza per la conoscenza di Selinunte in età arcaica e classica”.

Le nuove scoperte hanno infatti il grande merito di fare luce sull’affascinante storia di questa città e hanno rivelato i confini della sua enorme agorà, grande circa il doppio di Piazza del Popolo a Roma. Tutta l’area archeologica, proprio per la sua importanza, è vastissima. Non per niente il parco archeologico di Selinunte è il più grande d’Europa e conta 270 ettari di natura e maestose rovine affacciate sul mare.  

Parco archeologico Selinunte: scavi e storia della città

Il sito archeologico di Selinunte ha visto una ripresa dei lavori a giugno, dopo due anni di rallentamento dovuti alla pandemia. Le immagini che ci vengono regalate dai droni rivelano il cuore dell’antica città di Selinus prima della distruzione cartaginese. L’aspetto del parco è quello di una immensa conca vuota, definita dal direttore del Parco archeologico di Selinunte, Felice Crescente, come “un primo esempio di musealizzazione su vasta scala che, sfruttando il contrasto creato dal diverso modo di rilasciare o assorbire la luce naturale della vegetazione diversamente trattata, restituisce un’immagine chiara e con contorni netti dello spazio visivo”.

Non sappiamo ancora il perché di alcune caratteristiche dell’area, come la sua forma trapezoidale o l’assenza di tombe dell’epoca classica. Certamente, quello che è arrivato alla luce è un sito che rivela sia la magnificenza dell’antica Selinunte sia la sua opulenza.

“I risultati sono andati ben oltre le aspettative”, ha dichiarato Marconi. L’obiettivo iniziale era quello di datare i due templi più recenti dell’acropoli, appunto i Templi A e O che per lungo tempi sono stati considerati gemelli. Dagli scavi è emerso invece che il Tempio A è stato costruito prima di O e che la costruzione del Tempio O è stata interrotta forse da una frana.

La scoperta più importante, però, sembra quella di una falda acquifera sotto le fondamenta del tempio. Marconi ha affermato che proprio questo ritrovamento “conferma l’ipotesi che le prime colonie greche si stabilirono proprio in questa zona meridionale dell’acropoli”. Insomma, proprio qui fu fondata l’antica Selinus.

Selinunte: struttura e agorà

L’imponente Agorà di Selinunte è emersa da una fitta attività di ripulitura dell’area. I resti portati alla luce rivelano un’agorà circondata da quartieri residenziali. Il centro abitato era collegato all’acropoli mediante una strada di terra che si estendeva verso nord e dove preesisteva un villaggio. In questo spazio si concentrava la vita dei cittadini.

Scavando in profondità intorno al terzo edificio religioso, chiamato Tempio R e costruito nel VI secolo a.C., forse ricostruito dopo che i Cartaginesi occuparono e distrussero la città nel 409 a.C., gli archeologi hanno ritrovato un muro di cinta risalente al 610 a.C. La collocazione temporale di queste mura è importante in quanto risale a pochissimo tempo dopo l’arrivo delle colonie guidate da Pammilo, fondatore della città di Selinunte. Lo storico Tucidide aveva collocato infatti il loro arrivo nel 628 a.C. e Diodoro lo fa risalire al 650 a.C.

Gli scavi hanno permesso di delineare anche un recinto sacro per il culto degli antenati: al centro vi era un heroòn, un monumento commemorativo molto simile, tranne che per dimensioni, a quello ritrovato a Mégara Hyblaea, città di provenienza di Pammilo. Nel sito i resti di ossa di animali permettono di ricostruire le tracce di riti per la divisione dei terreni.

Sullo stesso lato dell’agorà ritrovata, si ipotizza fosse stato eretto un grande edificio composto da un unico vano. Probabilmente si trattava di un hestiatòrion, una sala per banchetti rituali che poteva ospitare nove grandi letti per consumare i pasti chiamati klìnai.

Manufatti ritrovati a Selinunte

Oltre alle aree di scavo presso cui è venuta alla luce l’Agorà, altre due aree hanno portato alla luce muri di argilla e cenere e piastre di cottura di argilla di tipo greco. La parte di più entusiasmante dei lavori effettuati presso quest’area è stato il ritrovamento della seconda porzione di uno stampo. L’oggetto, già rinvenuto in parte circa dieci anni fa, oggi torna ad essere completo. Lo stampo una volta fuso era stato diviso in due parti e in questo modo seppellito in due posti diversi nell’area sacra della città.

Infine, nel Tempio R hanno rivisto la luce preziosi manufatti.

Il primo è un raffinato ciondolo di avorio a forma di sirena ricomposto perfettamente insieme ad altri frammetni ritrovati nel 2017. Marconi ritiene che questo manufatto provenga quasi certamente dall’importazione greca e mostra “la ricchezza raggiunta dalla città nel VI secolo a.C.”.

Di grande pregio è anche il secondo oggetto, un piccolo amuleto raffigurante un falcone e composto di pasta di vetro blu, che rappresenta un’immagine di Horus e risale all’Egitto della fine del VII a.C. Si tratta di uno degli oggetti di manifattura egizia più preziosi scoperti in Sicilia e permette di comprendere la ricchezza delle offerte poste alla dea del tempio.

Dopo la fine terribile della città di Selinunte, saccheggiata e incendiata da Annibale, oggi la grandezza della città torna a stupirci mediante gli straordinari ritrovamenti. Consigliamo vivamente la visita del parco archeologico di Selinunte, che già dalla semplice visione sul web (si trova qui) lascia percepire la maestosità del sito.

L’area monumentale di Selinunte è presentata come un luogo unico, sospeso in un tempo e forse in una dimensione diversa. Il visitatore vive un silenzio che emerge da ogni punto del Parco e ogni particolare affascina e regala emozioni.  

Un articolo di Amelia Salerno pubblicato il 25/07/2022 e modificato l'ultima volta il 25/07/2022

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