Anniversario della strage Borsellino. Mattarella: “non smettere di cercare la verità”

Ricorre oggi il ventiseiesimo anniversario dell’omicidio di Paolo Borsellino e degli uomini della sua scorta. E ancora non esiste una verità giudiziaria, come espressamente riconosciuto dal presidente della Repubblica. In realtà l’anniversario della strage Borsellino riapre ferite che non si sono ancora chiuse.

“Onorare la memoria del giudice Borsellino e delle persone che lo scortavano significa anche non smettere di cercare la verità su quella strage”. Queste le parole di Sergio Mattarella nel comunicato che leggiamo sul sito web del Quirinale.

Nell’omaggio del Presidente riecheggia la memoria di un magistrato esemplare, “probo, riservato, coraggioso e determinato”. Le investigazioni antimafia da lui condotte sono state definite “pietre miliari nella lotta contro la mafia”. Borsellino insieme a Falcone è diventato “simbolo dell’Italia che combatte e non si arrende di fronte alla criminalità organizzata”.

Fanno riflettere le parole di Mattarella, seguite a ruota da quelle del primo ministro Giuseppe Conte su Twitter: “la ricerca della verità su #ViaDamelio è un dovere per l’Italia che crede nel loro esempio e nell’onestà”.

Anniversario della strage Borsellino, ma non c’è ancora la verità

Nonostante i lunghi anni decorsi da quel triste giorno, non si è ancora fatta luce sulla strage di Via D’Amelio. È di poche settimane fa il deposito della motivazione della sentenza emessa dalla Corte d’Assise di Caltanissetta nel processo Borsellino quater. In essa si legge che l’indagine compiuta per accertare il delitto “è uno dei più gravi depistaggi della storia giudiziaria italiana”.

Dopo un lungo e tortuoso processo, tra falsi pentiti e prove occultate (tra cui il diario di Borsellino) il depistaggio è stato addirittura imputato ad un “proposito criminoso degli investigatori”. La vera preoccupazione risiede nella convergenza di interessi tra la mafia e i soggetti inseriti negli apparati dello Stato.

Durissime sono state le parole utilizzate dai giudici della Corte d’assise di Caltanissetta nei confronti del gruppo che avrebbe dovuto indagare sulle stragi del 1992. Primo tra tutti, Arnaldo la Barbera, funzionario di polizia che ha guidato le indagini, morto successivamente. Come affermato dalla sentenza, furono proprio gli uomini dello Stato ad effettuare ogni genere di forzatura e ad indurre il collaboratore di giustizia Vincenzo Scarantino a raccontare una falsa versione della fase esecutiva dell’attentato.

Oggi, dopo 26 anni, non è solo l’anniversario della strage Borsellino; è il giorno in cui lo Stato italiano e i cittadini tutti attendono una risposta, e lo ricordano.

Forse sarà stata proprio la sentenza di Caltanissetta che permetterà la riapertura delle indagini, a causa del depistaggio dichiarato nel provvedimento e delle nuove dichiarazioni del pentito Gaspare Spatuzza. E in tutto questo una nuova indagine è già in corso su tre dei poliziotti che appartenevano al gruppo di La Barbera.

Chissà, forse non è ancora detta l’ultima parola sulla strage di Via D’amelio.

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Un articolo di Nicola Varriale pubblicato il 19/07/2018 e modificato l'ultima volta il 19/07/2018

Nicola Varriale

Grande appassionato di calcio e sport in generale, Nicola è sempre alla ricerca di notizie coinvolgenti e riesce a creare i contenuti più popolari con uno stile inconfondibile.

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